Quando il bullismo diventa Cyber

11/07/2017

Comportamenti aggressivi nell’era delle nuove tecnologie

Le nuove tecnologie sono oramai uno strumento irrinunciabile nella vita relazionale di preadolescenti ed adolescenti, costituendo di conseguenza il potenziale scenario di comportamenti aggressivi (Genta, 2013).
Infatti nella recente indagine condotta da Telefono Azzurro e Doxa Kids (2015) su un campione di circa 600 giovani (12-18 anni) più di 1 ragazzo su 5 (21%) ha dichiarato di essere stato vittima di bullismo e più di 1 su 10 (12%) individua internet come il contesto in cui queste violenze sono avvenute con maggiore frequenza. In linea con questi dati, un’altra ricerca a livello nazionale rileva che circa il 19% dei giovani è stato vittima di cyberbullismo, mentre il 18.9% dichiara di aver agito tali comportamenti (Porcaro e Rodontini, 2012). È molto complesso tuttavia stimarne la reale diffusione trattandosi di un fenomeno perlopiù sommerso che giunge alla conoscenza di insegnanti e genitori solo nelle sue manifestazioni più gravi e conclamate (Telefono Azzurro, 2016).
Le vittime infatti parlano difficilmente della loro situazione perché si sentono umiliate, se ne vergognano o temono che gli adulti non possano esser loro di aiuto (Genta, 2013).

Adottando un parallelismo con il bullismo “classicamente” inteso, il cyberbullismo è stato definito come azioni aggressive e intenzionali, eseguite persistentemente attraverso strumenti elettronici (sms, mms, foto, video clip, e-mail, chat rooms, istant messaging, siti web, chiamate telefoniche), da una persona singola o da un gruppo, con il deliberato obiettivo di far male o danneggiare un coetaneo che non può facilmente difendersi (Smith et al., 2008). È possibile inoltre applicare alle condotte di cyberbullismo la distinzione classica tra bullismo diretto, agito prevalentemente dai maschi, caratterizzato da un attacco faccia a faccia verbale o fisico da parte del bullo, e indiretto, agito prevalentemente dalle femmine, diretto all’esclusione dal gruppo mediante la diffusione di calunnie o maldicenze (Smith e Sharp, 1994; Smith e Monks, 2002). Nella prima categoria confluiscono quindi tutti gli attacchi diretti, come l’invio di sms offensivi, mentre nella seconda rientrano azioni come la diffusione di pettegolezzi online, l’invio di foto imbarazzanti o l’esclusione da social network/chat (Guarini, Brighi & Barbieri, 2013).

Le relazioni aggressive mediate dalle nuove tecnologie presentano però anche importanti elementi di novità e specificità. In primo luogo il cyberbullismo si caratterizza per essere un attacco pervasivo che può avvenire in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo con una potenziale diffusione di materiali massiccia ed istantanea che può raggiungere un larghissimo pubblico. A differenza quindi del bullismo classicamente inteso che è perlopiù agito nel contesto scolastico, il cyberbullismo non presenta limiti spazio-temporali, di conseguenza la vittima ha la sensazione di poter essere raggiunta dovunque si trovi, senza distinzione tra spazio pubblico e privato (Corrado, Mathesius & McCuish, 2012).

Un altro elemento caratteristico del cyberbullismo è la sua natura permanente poiché una volta diffuso un contenuto in rete è molto complesso, se non impossibile, eliminarne ogni traccia, di conseguenza questo può continuare ad essere accessibile anche dopo l’interruzione degli atti di bullismo. Inoltre, mentre nel bullismo la vittima è solitamente oggetto di attacco da parte di un compagno di scuola, nel cyberbullismo il bullo può potenzialmente essere una persona sconosciuta alla vittima o comunque con identità ignota a causa delle molteplici modalità per mantenere il proprio anonimato online, con un conseguente aumento del senso di impotenza della vittima.

La mediazione tecnologica caratteristica di tali forme di aggressione tende inoltre ad introdurre un forte distanziamento tra il bullo e la sua vittima riducendo l’empatia e minimizzando il senso di responsabilità e colpa del bullo, poiché le conseguenze delle sue azioni sono lontane e non immediatamente visibili (Genta, 2013). Il fatto di non poter cogliere personalmente i segnali di disagio e sofferenza della vittima costituisce quindi un importante fattore di rischio, favorendo l’escalation della violenza. La presenza stessa del mezzo informatico e della “protezione” che questo può fornire tende poi ad incoraggiare comportamenti aggressivi e di prevaricazione che il bullo non avrebbe il coraggio di mettere in atto nella vita reale, mentre nel bullismo classicamente inteso tale ruolo di disinibizione e incoraggiamento è spesso giocato dalla presenza di altri del gruppo.

Infine nel cyberbullismo pare essere maggiore la trasposizione di ruoli bullo/vittima (Brighi, Guarini, Tomassoni e Genta, 2013): nel bullismo tradizionale la vittima raramente reagisce al bullo e nei casi in cui agisca comportamenti aggressivi assumendo a sua volta il ruolo di bullo lo fa nei confronti di qualcuno percepito come più debole. Diversamente, nel bullismo virtuale, anche la vittima che non gode di alta popolarità a livello sociale può diventare più facilmente un cyberbullo, anche nei confronti dello stesso bullo “tradizionale” da cui è stato attaccato (Baldry, Roia & Sorrentino, 2012).

Come emerso da questa breve panoramica, le nuove tecnologie hanno introdotto quindi non solo nuove modalità per perpetrare violenza a livello qualitativo (creazione di siti web, invio di video e foto, ecc.), ma implicano maggiori rischi e una maggiore esposizione della vittima anche in termini quantitativi, richiedendo di conseguenza specifiche forme di intervento e prevenzione.

Riferimenti bibliografici

Baldry, A.C., Roia, F. & Sorrentino, A. (2012).Bullismo e cyberbullismo. Riflessioni psicosociali e risvolti giuridici. In Più scuola meno mafia e cyberbullismo. contrasto alle nuove forme di devianza giovanile (pp. 27-36). Annali della Pubblica Istruzione, (6).
Brighi, A., Guarini, A. Tomassoni, S., Genta, M.L. (2013). La ricerca ECIP: nuove tecnologie, cyberbullismo e ruolo della famiglia. In M.L. Genta, A. Brighi, A. Guarini, Cyberbullismo. Ricerche e strategie di intervento (pp. 62-74). Milano: FrancoAngeli.
Corrado, R.R., Mathesius, J., & McCuish, E.C. (2012). Bullismo e cyberbullismo: due facce della stessa medaglia. In Più scuola meno mafia e cyberbullismo. contrasto alle nuove forme di devianza giovanile (pp. 17-26). Annali della Pubblica Istruzione, (6).
Genta, M. L. (2013). Le nuove tecnologie: possibili percorsi di rischio. In M.L. Genta, Brighi A. & A. Guarini (Eds.), Cyberbullismo: Ricerche e strategie di intervento (pp. 17-30). Milano: F. Angeli.
Guarini, Brighi & Barbieri (2013). Le nuove forme di aggressività in adolescenza: il cyberbullismo. In A. Guarini, A. Brighi & M.L. Genta (Eds.) Stili di vita online e offline degli adolescenti in Emilia-Romagna. Bologna: Corecom.
Porcaro, C. A., & Rodontini, A. (2012). L’esperienza italiana. In M.B. Morano e D. Valentino (Eds.), Più scuola meno mafia e cyberbullismo. Contrasto alle nuove forme di devianza giovanile (pp. 61-70). Annali della Pubblica Istruzione, (6).
Smith, P. K., Mahdavi, J., Carvalho, M., Fisher, S., Russell, S., & Tippett, N. (2008). Cyberbullying: Its nature and impact in secondary school pupils. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 49, 376–385.
Telefono Azzurro (2016). Dossier cyberbullismo.

http://www.azzurro.it/sites/default/files/Dossier%20Cyberbullismo%20-%20Telefono%20Azzurro.pdf

Articolo a cura della Dott.ssa Serena Grumi



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